A un certo punto ho fatto tremare il bicchiere, stretto fra le mani.
Una goccia esagitata di vino rosso, persa a mezz'aria dai vortici purpurei e spumeggianti in miniatura, strabordando è colata sul dorso della mano.
Rotto l'equilibrio idrostatico, uno spruzzo rosso si è disperso in rivoli sulla pelle traslucida, scivolare seguendo il ritmo dei metacarpi.
Tornando a casa, ricalcavo geometrie di canaletti di scolo, progettando con essi di ribaltare l'attuale degrado teatrale e tecnico del nostro paese.
Il piano ad ora mi sfugge, o per quale assurda connessione pensieri tali possano venire a culmine.
Molti dei flash sono metaflash, in cui nella sua purezza l'alienazione riflette sull'alienazione, sfilacciandosi come lungo il corridoio di immagini disegnato da due specchi contrapposti.
Uno è quello secondo cui la rilassatezza e l'apertura provocano l'evocazione dello spirio di un antenato neanderthal, scimmia intelligente, ironica e profondamente fiera di esibire il suo bastialume.
Esso, sentito distintamente, diceva" perchè non mi chiami più spesso? Dovresti farlo sempre - non è colpa mia se compari quando sono totalmente rilassato e aperto - Non è colpa mia se ci arrivi così di rado"
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