mr. sublime non è mai misurato.
Ha lunghi capelli viola, e un vestito giallo fluo tagliato apposta sulle spalle scarne e lungo le gambe sottili, lunghissime.
Dice di nutrirsi di umanità, e non mi piace affatto il suo sorriso mentre lo dice.
Gestisce uno scantinato con quadri bizzarri e cappotti di carne cruda, lo chiama "la galleria". In realtà spaccia adrenalina sintetica. Parla senza posa di strati oltreazzurri di consapevolezza e Arte.
E, come tutti i logorroici, è pronto a vendersi l'anima per qualcuno che sappia ascoltare. Io lo trovo divertente, e ogni tanto ci prendiamo una sbronza di pernod insieme. E poi, conosce un sacco di gente.
Un giorno arriva e mi offre un lavoro facile facile.
Devo andare a prendere un tizio alla stazione, portarlo fino in centro, lasciarlo sulle scalette.
Ovvio che c'è qualcosa di strano. Mr. sublime quasi balbetta, continua a strizzare gli occhi e scrolla la testa a scatti. Se i rettili avessero paura, avrebbero esattamente la stessa espressione sul muso lucido di mr. Sublime, ora.
Però, dopo la rissa giù al magazzino, ho abbastanza bisogno di soldi, così ci vado.
Alla stazione mi sento a casa, qualche micco in borghese si confonde con l'intonaco, e un marano michelangiolesco flette i deltoidi anabolizzati da dietro occhiali con le lenti viola.
Tre vecchi slavi barbugliano una lingua incomprensibile, mescolata a risate catarrose di quando in quando.
Passando, lucido il mio ghigno migliore. Il marano abbassa lo sguardo, i vecchietti no.
Meno denti, mi ripeto, meno denti.
Ogni volta che cerco di passare inosservato scivolo inavvertitamente nella paranoia. E la pelle della faccia mi si aggriccia in pieghe psicopatiche.
Così, per farla breve, prendo questo tizio, avrà vent'anni, testa rapata, canotta e boots, spillette a svastica e sguardo buio, marinato nel roipnol. Un brivido su per la schiena. Una volta, tempo fa, c'erano grosse eroiche battaglie, e ancora adesso i segni del nemico mi elettrizzano i peli del collo.
Ma le cose cambiano.
Lo prendo e lo infilo in macchina. Continua a guardarsi intorno. Suda molto, continua ad asciugarsi la fronte con l'avambraccio.
Niente incidenti fino alle mura della città etrusca, poi lo faccio scendere e continuiamo a piedi.
Sguardi obliqui dei passanti, ma non troppo. Ormai nel centro storico non ci sono altro che tossici e spacciatori, e studenti di filosofia e lettere. I residenti sono pochi e sgamati, gli altri sono troppo assorbiti in un mondo di bisogni elementari e brutali per preoccuparsi di altro.
Così lascio il ragazzo alle scalette. Per un attimo mi sembra di vedere uno sfarfallio giallo dietro un angolo, La lingua umida di mr. Sublime saettare nell'aria della sera.
Giro le spalle, me ne vado.
Un sibilo convulso. Un grido soffocato. Grassi sospiri di soddisfazione, sazietà, inumani.
Mr. sublime si nutre di gente, dice lui. Io non gli ho mai creduto, in realtà.
Ma non mi ha mai chiesto di riaccompagnare qualcuno alla stazione.
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1 commento:
E allora vieni a spararmi, che sento tanto tanto la mancanza di quelle grosse e polpose pallottolone da 47, tue.
Vieni perchè se no vengo io.
Cazzo, Franz.
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