6.5.09

PsicoD.

E se te ne vai, non illuderti di coltivare assenze.

E' questo un tempo di silenzi senza scelta, suoni senza memoria, nessuna distanza.
Gran pacche sulle spalle all'amico delle ultime due ore, servili e pavidi verso i musi amici, senza scopo, senza dignità.
E' tempo di furberie come ogni tempo, come nessuno ancora è tempo di folle disincarnate.
La mia gente, la tua gente.
Diciottomila amici e mangio solo.
Ho potuto vivere di adulteri, di scontri e di sottigliezze.
Ero piccolo e coraggioso, non codardo come ora.
E mi sono fatto come sono, e mi sono fatto del male.
La colpa è di chi muore, come sempre.

Ricordati che quando non ci sarai gli altri non si chiederanno perchè. Si limiteranno a registrare la cosa dietro occhi bovini, e poi dimenticare tutto.
E' un tempo di messaggi dum-dum da undici secondi, questo. Euforia o noia, o entrambe, o abisso. Frammentazione nello spirito di euforie colorate.
Incontri, strette di mano, sorrisi, sipario.

Perchè?

Non ti conosco, non mi conosci.
Non ci interessa, questo.
Parliamo di un po' di tutto, di nulla.
Alla noi piacciono opinioni originali ma non troppo, motti di spirito, argomentazioni profonde e leggere, brillanti.
Racconti inutili banalità mentre sorrido, untuoso, mellifluo, dal lato giusto dello sguardo.
Ma anche le mie risposte lo sono, e vuote per di più, e false come latta marcia e brutta.
Me ne accorgo dopo.
E mi nasconderei a lungo, al buio, per lo schifo nervoso che mi faccio, che mi fai.

Nessuna più compiacenza prometto, nessuna pietà o vergogna.

E, mio dio, perchè sento tutto così tanto?

1 commento:

renton ha detto...

E taja ancora la pelle. Senti tanto? Sentissi io.





La parola di oggi è ouppines